ARGOMENTI
Il figlio di Aton

L'eresia di un faraone

Chi era Akhenaton?

di Bruno Rosati, postato il 19 gennaio 2018

Se la cronaca riemersa dalla "memoria dannata" della vicenda del faraone Akhenaton, ha aspetti controversi dal punto di vista storico, ancora di più ne ha da quello legato all'aspetto fisico dell'eretico figlio di Amenhotep III, tant'è che, per alcuni esperti di storia della medicina, è considerato addirittura come una sorta di "mutante".
Quello che in questa ricerca di Argomenti proverò ad ipotizzare, tra crisi epilettiche di tipo TLE e la sindrome di Marfan, mi rendo conto che si tratta di qualcosa che va oltre, tanto da poter essere considerato altrettanto "eretico" quanto Akhenaton!


La cronaca egizia, benché in buona parte persa per via della "damnatio memoriae" nei riguardi di Amenhotep IV, parla pochissimo del secondogenito del faraone Amenhotep III, malgrado ciò, quanto si è potuto recuperare risulta sufficiente a delineare una situazione di partenza decisamente particolare: il giovane Uaenra, questo il nomen alla nascita di Akhenaton, era come tenuto in disparte e mai presente agli eventi di corte (quali riti, cerimonie, ricorrenze, ecc.).
A giustificare questo non basta il fatto che erede al trono fosse suo fratello maggiore Amenmose; come se, presente il primogenito quale successore e le sue sorelle regali, quali portatrici della fertilità del ramo divino, bastassero questi e il piccolo Uaenra fosse in più.
In realtà era un problema fisico a nasconderlo all'Egitto. Uaenra era una sorta di "brutto anatroccolo", il fluido negativo ricaduto dall'alto come "castigo degli dei" che la famiglia reale non poteva mostrare.
Perché questo? Semplicemente perché il piccolo Neferkheperura-Uaenra non era normale. Il suo aspetto era diverso da quello di tutti gli altri bambini e anche i suoi atteggiamenti, le sue azioni e il rapportarsi con gli altri lo erano.
A quei tempi si veniva scansati e considerati figli del male, se non si era "normali". E Amenhotep IV non era normale. Nell'aspetto decisamente, ma anche psicologicamente.
Cosa aveva quel rampollo di casa reale, secondo in grado per discendenza regale? A oltre tremila anni di distanza, possiamo considerare fondamentali alcune ipotesi scientifiche che è possibile assumere dalle rappresentazioni artistiche raffiguranti il faraone.

  • Il giovane Neferkheperura-Uaenra Amenofi-Netjerhekauaset, che solo nel corso del V anno del suo regno imporrà a se stesso i nomi di Neferkheperura-Uaenra Akhenaton.
    Questa scultura giovanile stronca qualsiasi attendibilità alla tesi che le forme particolari date a sculture e paretali del faraone, fossero frutto di una arte rappresentativa moderna: in realtà questo era l'aspetto di Akhenaton! (Museo egizio, Il Cairo)


  • Il suo era in realtà un corpo sospeso nell'ambiguità androgina, con lineamenti che ne confondevano l'aspetto in maniera evidente.
    Il volto e il cranio allungati, l'altezza ben oltre la media, le mani lunghe e affusolate.
    E come lo era il corpo, lo era anche la mente, ritenuta confusa o per dirla più chiaramente “malata”, da chi lo sentiva parlare di cose apparentemente senza senso.


    Il giovane principe, diventato erede al trono per la sopraggiunta morte del fratello maggiore, aveva visioni e provava intuizioni del soprannaturale che, una volta salito al trono, l’avrebbero portato a sconvolgere l’antica tradizione religiosa del suo popolo. Il "malato" Uaenra, in realtà subiva continue visioni causate da una forma di epilessia che la scienza oggi ci permette di accettare e che risulterebbe essere quella del tipo TLE, ovvero: Epilessia del Lobo Temporale (Temporal Lobe Epilepsy).

    Qualcuno ha fatto ipotesi, subito sposate dall'egittologia, riguardo l'incidenza artistica che l'eresia amarniana comportò.
    La tesi è semplice: il pensiero rivoluzionario di Akhenaton, non era tale solo dal punto di vista religioso, ma s’irradiava anche in altri ambiti. Come nell’arte, dove, in poche parole, così afferma la tesi ufficiale, si generò una forma di "surrealismo".
    Di questa affermazione, divenuta tesi egittologica, non possiamo non sorridere. La spiegazione non va cercata con la fantasia, bensì con la razionalità ed è questa a farci dire che esiste una spiegazione più semplice e lineare.
    Akhenaton veniva ritratto per come in realtà era e non c’era bisogno d’inventarsi un nuovo stile artistico. Il suo aspetto risultava "per natura" fuori dai canoni artistici e questo per via di una malattia o comunque una mutazione genetica derivata dal vero male: l’unione tra consanguinei che, pur di mantenere “puro” il sangue reale, innescò instabilità genetiche che si sono aggravate generazione dopo generazione.
    Questo accadde ad Akhenaton che evidentemente dovette subire anche l’insorgere di una concausa tale d'amplificare i danni genetici.
    Alla tesi dell’egittologia legata alla “moda artistica”, possiamo concedere la ragionevole ipotesi dell'accentuazione delle caratteristiche fisiche del faraone che, così come gli altri faraoni (uno per tutti: il possente aspetto dato a Ramsete II, che in realtà era alto e filiforme) venivano mostrati come aitanti Superman, per la stessa forma d’esaltazione, Akhenaton è probabile che impose la manifestazione ancora più spinta, delle sue fattezze. Questo proprio per accentuare la sua diversità e quindi la superiorità del suo essere “divino”.
    Tengo subito a chiarire che quanto qui provo ad affermare non è frutto della fantasia, tant'è che quella in argomento, altro non è che la sintesi delle ipotesi scientifiche che stanno prevalendo.

    "C'è un solo Dio, mio padre."

    Nei riguardi del dio Aton, manifesto attraverso il disco solare, Akhenaton usava dire:

    "C'è un solo Dio, mio padre.
    Io solo posso avvicinarmi a lui di giorno e di notte"

    Molti scambiano questa affermazione per l'inizio teosofico del monoteismo. In realtà Akhenaton, che cambiò nome proprio per collegarsi più direttamente al vero dio, promosse al massimo livello il culto (in realtà dimesso, ma già presente da molto tempo) di Aton, eleggendolo quale divina suprema, ma senza annullare tutte le altre deità cui l'Egitto tradizionalmente credeva. Aton il massimo dio, tutti gli altri a questo inferiori. Molto più pertinente è quanto viene affermato da un'altra corrente di pensiero per la quale, tale elezione divina fu propulsiva per l'affermazione del primato di questo faraone scarsamente considerato. La verità è nel mezzo: Akhenaton credeva veramente in questa massima autorità divina e, per sua natura, è anche vero che riusciva a vederlo e sentirlo. Le sue visioni erano continue e indotte dalla particolare forma di epilessia di cui soffriva.

  • Il faraone Akhenaton, insieme alla sua famiglia, offre doni ad Aton. I raggi prodotti dal disco solare raggiungono le narici del re che in devotissima adorazione porge al dio l'Ankh, il simbolo della vita. (Museo egizio, Il Cairo)


  • Eresia medica o verità?

    Il professor Irwin Braverman, cattedratico presso la Yale School of Medicine, ha affermato che "le caratteristiche femminili e la testa allungata del faraone Akhenaten, possono essere attribuite a due difetti genetici chiamati aromatasi e craniostenosi".
    Due malformazioni, una a sviluppo genetico e psichico e l'altra chiaramente fisica

    Braverman si spinge molto oltre quella che potrebbe apparire una semplice ipotesi e afferma che Akhenaton era vittima di vere mutazioni genetiche che, sia congenite sia stimolate nel tempo dagli usi dello stesso, ne aumentavano il numero degli ormoni femminili. Da qui deriva l’aspetto androgino del faraone che, come mostrato nelle foto, aveva seno pronunciato e bacino allargato tipicamente femminili.
    Tutto ciò non significa che il faraone non fosse uomo né tanto meno sterile, visto che generò almeno sei figli.

  • L’articolo su Medicine Yale del Professor Irwin Braverman:
    Pharaoh’s Unusual Feminine Appearance Suggests Two Gene Defects


  • Come cominciò e soprattutto progredì questa mutazione?

    È chiaro ormai che l’aspetto anche in età infantile di Akhenaton depone riguardo la tesi di una serie di malformazioni congenite. Quindi già nasce predisposto, con tare probabilmente portate dalla consanguineità dei genitori e, soprattutto, la loro provenienza. La madre di Akhenaton, Tuja, era di origini Mitanni, i famosi “naharin”, come li chiamavano gli antichi egizi. Naharin significa “quelli del serpente”, un’etnia rimasta decisamente misteriosa, ma della quale, sempre tramite le cronache egizie, possiamo sapere che erano di aspetto particolare, più alti della media, spesso con capelli bianchi, nuca pronunciata e mento sfuggente. L’aspetto che richiama quello di Akhenaton il quale, a tale genia, è probabile che unì delle disfunzioni psichiche. In primis il fattore epilettico.

    Spulciando un po’ nel web questo modesto ricercatore è riuscito a trovare un interessante punto di riferimento nella TLE, l’epilessia del lobo temporale che, sintetizzando (ma invito chi mi legge ad approfondire per suo conto), può dare luogo a patologie o vessazioni del tipo:

  • ipergrafia
  • visioni ultradimensionali
  • iper-religiosità
  • alterazione della sessualità
  • È forse la TLE che spinse Akhenaton a quelli che sono considerati gli eccessi di un folle?

    In realtà non era un folle, ma un malato di epilessia con delle disfunzioni genetiche.

    Lui aveva continuamente delle visioni (del dio Aton in particolare, ma non solo) e in base a queste intraprese la sua rivoluzione religiosa.
    Oltre a questo Akhenaton tendeva sempre più ad accentuare forme e particolari femminili.
    Prima ancora però, nasceva già diverso da quello che era a quel tempo il "tipo egizio".
    Detto (e malgrado) ciò, "Il figlio di Aton" potrebbe essere un bellissimo romanzo in mano a uno scrittore che si lasci conquistare dal fascino di questo faraone. Una trama dove l'androginia potrebbe rappresentare un'intrigante supporto alla trama storica.

  • Roger Garth, uno dei primi modelli androgini - Tilda Swinton, attrice britannica e premio Oscar per il film Michael Clayton - e Andrej Pejic, altro modello androgino.
    E, più di tutti, perché immortalato dalle mani di un genio quale Leonardo, Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, il modello preferito di da Vinci.
    Il suo volto e il fisico androgini furono fortemente ispirativi per Leonardo nella rappresentazione di soggetti sia femminili sia maschili (uno per tutti: il San Giovanni Battista nella foto).


  • Come si producono le crisi epilettiche?

    Molto di frequente le crisi epilettiche sono provocate da stimolazioni visive. La fotosensibilità è il principale fattore scatenante delle crisi.
    Akhenaton spostò la capitale da Tebe ad Amarna, in mezzo al deserto, con templi privi di tetti e quindi aperti alla ferocia dei raggi del sole. Questo non è certo un caso, bensì una conferma: il faraone sapeva bene che le sue visioni, il suo parlare col dio-sole, si producevano più potenti e continue più rimanesse esposto ai raggi del sole.

    Oltre alle visioni i disturbi ormonali!
    C’è dell’altro ce rende ancora più intrigante tale ipotesi: alcune forme di epilessia sono associate a disturbi ormonali e disfunzioni sessuali.
    La ricerca scientifica non ha ancora scoperto come ciò si verifichi, ma esiste una piena e comprovata correlazione: le crisi epilettiche possono innescare mutazioni genetiche e questo meccanismo è probabile che si attivi tra la corteccia, la ghiandola ipofisaria e l’ipotalamo.
    E qui torna il motivo per  cui Akhenaton fece realizzare la nuova capitale ad Amarna che, edificata in un'area praticamente desertica ed esposta costantemente alla potenza del sole, presentava templi e monumenti privi di copertura.

  • È un caso che il complesso faraonico della città di Amarna, la capitale d’Egitto al tempo di Akhenaton, fosse ampiamente esposto al sole, con una serie di templi e luoghi di incontro completamente offerti alla ferocia del sole?




  • Akhenaton non è Mosè!

    A margine di questa ricerca sulla personalità e le tare del faraone eretico, è il caso di fare un'ultima precisazione riguardo la tesi, certo suggestiva, che vorrebbe accostare Akhenaton al patriarca Mosè, fino a fonderli in un'unica persona.
    I motivi ci sono tutti: dalla sua contrapposizione al potente clero del dio Amon alla ricerca della verità attraverso le visioni e il "parlare" con il dio superiore; e come questo la capacità di un'azione politica forte come fu quella con la quale impose lo spostamento della capitale da Tebe ad Amarna, abiurando l'antica tradizione e il culto, per arrivare alla drammatica sottomissione di tutti gli altri dei all'Aton.
    Tutto questo deporrebbe a favore della tesi, certo resa ancora più intrigante dal mistero che circonda la figura di questo re, scomparso praticamente nel nulla.
    Che sia davvero lui quel Mosè che condusse fuori dall'Egitto il suo popolo?
    In realtà è probabile che Akhenaton si sia ispirato a un suo predecessore che, come lui, aveva origini Mitanni e che certo visse a corte.
    A far ridimensionare la tesi Akhenaton uguale Mosè, ci sono poi le famose "lettere di Amarna" tra le quali emerge un carteggio tra il faraone e i governatori del Retenu (l'odierna Palestina e Israele) che invocavano aiuti militari per respingere l'attacco dei "polverosi".
    I "polverosi", così erano chiamate le tribù cananee che risalendo dal Sinai entrarono nel Retenu e grazie all'indifferenza di Akhenaton, riuscirono a scacciare gli egizi da quelle che erano le loro terre (promesse).
    Questo carteggio fa pensare che quello fosse l'epilogo dell'Esodo, con le truppe del generale Giosuè, successore di Mosè, che attaccarono gli occupanti egizi e infine li sconfissero.
    Corrisponde troppo la dinamica dei fatti: quella era la fase finale della conquista descritta anche nell'Antico Testamento. Mosè era morto da tempo e l'azione vedeva il comando del suo successore. Giosuè, il capo dei "polverosi", e non Mosè, fu contemporaneo di Akhenaton che non poteva essere quindi il grande patriarca dell'Esodo!

  • Tra le "lettere" di Amarna, in realtà tavolette d'argilla, emerge una serie di missive fatte pervenire al faraone dal governatore del Retenu (Palestina e Siria) che reclama aiuti militari per respingere l'assalto continuo portato dai "polverosi", ovvero le tribù definite canaanee che miravano alla riconquista delle loro terre. Queste terre erano quelle della biblica "terra promessa". Il comandante di quelle tribù era Giosuè, successore di Mosè alla guida del "popolo di Dio".
    Mosè non fu un contemporaneo, bensì un predecessore (della stessa stirpe probabilmente) di Akhenaton ed è probabilmente proprio a Mosè che il faraone eretico s'ispirò. Senza diventare monoteista, ma assoggettando tutti gli altri dei della tradizione egizia all'Aton, il vero creatore e fonte di vita.


  • Pubblicato da Bruno Rosati, 20 Gennaio 2018
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